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Comune, la Consulta boccia il Piano del verde: «Inadeguati iter e modalità». Ghio: «Fermiamo questo non-piano»

La presidente della Consulta Ghersi, professoressa associata di Architettura del paesaggio a Unige: «L’aspetto pianificatorio, prescrittivo e normativo è assente». La consigliera Comunale della lista Rossoverde: «Non rappresenta un piano di settore, ma solo una lista di desideri dove l’obiettivo che temiamo è la costruzione di un pretesto per mettere mano al piano urbanistico e strizzare l’occhio a “cementificatori privati”»

La Consulta del verde, riunitasi in assemblea plenaria il 10 marzo scorso, ha esaminato, nel corso di vari incontri del Tavolo Tecnico e della Consulta, i documenti relativi al “Piano del Verde – Linee guida per la realizzazione degli spazi aperti”, approvati con delibera di giunta proposta al Consiglio Comunale il 9 ottobre dello scorso anno. La Consulta del Verde è un organismo a carattere consultivo, costituito in ottemperanza al Regolamento del Verde ed è composta dal Comune e da associazioni, enti, ordini e collegi professionali interessati.

Pur riconoscendo la validità dei principi generali espressi nella Relazione, la Consulta ha espresso a maggioranza parere contrario nei confronti dei documenti «che necessitano di essere approfonditi»

L’aspetto pianificatorio, prescrittivo e normativo è assente – scrive, a nome della Consulta del Verde, la coordinatrice, professoressa Adriana Ghersi, associata di Architettura del Paesaggio al Dipartimento architettura e design dell’Università di genova -. Se il piano del verde è realmente un piano di settore, mancano le norme attuative, e non vengono fornite indicazioni chiare riguardo all’incremento del sistema del verde, sia in termini quantitativi che qualitativi. È fondamentale chiarire l’obiettivo di arrestare il consumo di suolo e sviluppare un sistema di parchi, giardini e aree verdi interconnesse. Si ritiene che l’attuale documento “piano del verde/linee guida” non rappresenti un autentico Piano del Verde, ma piuttosto uno strumento preliminare. Infatti, si tratta di sole linee guida, costruite assemblando materiali disomogenei, senza una vera e propria struttura di piano. Pertanto, dovrebbe essere riformulato, ristrutturato e approfondito, almeno in alcuni punti per colmare le principali lacune».

«I vari capitoli che compongono il documento sembrano poco integrati tra loro – prosegue la presidente della Consulta -. Risultano essere un elenco di obiettivi generali e suggerimenti progettuali non adeguatamente approfonditi, basati su una lettura superficiale del paesaggio. Questi singoli tasselli faticano a mettere in evidenza le potenzialità in termini di riqualificazione del territorio. L’iter di formazione del piano e le modalità di presentazione sono stati inadeguati.La Consulta, pertanto, esprime a maggioranza un parere sfavorevole nei confronti dei documenti del Piano del Verde, che necessitano di essere approfonditi tenendo conto delle osservazioni espresse.

«Oggi la Consulta del verde esprime parere sfavorevole rispetto al Piano del Verde presentato da questa giunta, le motivazione sono le stesse che ho portato all’ultimo consiglio comunale insieme ad altri consiglieri: assenza totale di pianificazione e progettazione oltre alla mancanza di vincoli e norme in un processo fintamente partecipativo dove il dibattito pubblico è stato svilito – commenta Francesca Ghio, consigliera comunale della lista Rossoverde -. Un piano del verde che non rappresenta un piano di settore, ma solo una lista di desideri dove l’obiettivo che temiamo è la costruzione di un pretesto per mettere mano al piano urbanistico e strizzare l’occhio a “cementificatori privati”. Questo parere si allinea alla richiesta necessaria di fermare l’iter di questo non-piano e affrontare la questione in modo corretto e competente per il bene dei cittadini, perché come ricordo sempre il verde in città significa in primis salute come espresso bene dal concetto One Health – non esiste salute umana senza salute ambientale e animale».

Già in autunno le associazioni Italia Nostra Genova, WWF Genova Città Metropolitana, Circolo Nuova Ecologia, Ecoistituto di Reggio Emilia e Genova, Genova contro il degrado avevano scritto una lettera al fulmicotone contro merito e metodo del piano.

Nell’ottobre scorso, i cittadini e i rappresentanti della Consulta del Verde hanno appreso, attraverso un comunicato stampa del Comune di Genova, che la Giunta Comunale, su proposta dell’Assessore all’Urbanistica, aveva adottato il Piano del Verde, nonostante non fosse stato menzionato nella riunione plenaria del 7 ottobre. Poiché a quel momento non c’è traccia dell’atto di adozione all’Albo Pretorio online, l’Amministrazione era stata invitata a rendere pubblico l’atto, come richiesto dall’articolo 5 del Regolamento Comunale sul procedimento amministrativo. L’articolo sul sito del Comune affermava che il Piano rappresentava una visione condivisa con i cittadini e derivava da un dialogo con la Consulta del Verde. Ma le associazioni che avevano firmato la lettera avevano precisato che non c’era stato alcun coinvolgimento dei cittadini, dato che non era stato attivato il Piano di Comunicazione previsto dal decreto CAM del Ministero dell’Ambiente, come richiesto dalle Associazioni della Consulta. Le associazioni avevano sollevato, sin dalla prima riunione, questioni di metodo e merito, chiedendo chiarimenti e miglioramenti, ma non avevano ricevuto risposta.

L’assessore Mauro Avvenente aveva anche dichiarato che il Piano includeva il documento sui criteri e principi per il rinnovamento delle alberature cittadine, approvato dalla Consulta durante la riunione del 7 ottobre. Tuttavia, questa affermazione contraddiceva la decisione della Consulta, che aveva votato all’unanimità per allegare il documento al Regolamento del Verde e non al Piano, per garantirne un valore normativo. Il mancato rispetto di questa decisione da parte dell’Assessore era visto come una grave violazione della volontà dei rappresentanti della Consulta, il cui contributo risultava strumentalizzato.

Inoltre, secondo le associazioni, il piano mirava a promuovere una visione di città che preservasse e gestisse il paesaggio esistente, arricchendolo con nuove aree verdi o riqualificando aree già degradate. Tuttavia, si evidenziava che molte aree destinate a verde pubblico stavano già venendo trasformate in zone edificabili. Dall’articolo emergeva l’assenza di una strategia operativa per interventi concreti che migliorassero l’ecosistema e per la mancanza di riferimenti a risorse finanziarie. La fretta nell’adottare un documento per il quale la Consulta aveva richiesto tempo e risorse adeguate, evidenziava che lo scopo del Piano del Verde non era orientato verso la sostenibilità, bensì alla creazione di una copertura burocratica per modificare il PUC e continuare a consumare suolo, offrendo ai cittadini solo alcune aree verdi in sostituzione di spazi liberi.


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